«Basta biglietti agli striscionisti». E la questura iniziò la guerra agli ultrà

Nell’aprile 2018 la lettera alla Juve. Il dirigente della Digos: la curva aveva forti interessi economici

Tutto parte da una lettera, inviata il 17 aprile 2018 alla Juve, e firmata dall’allora questore di Torino, Francesco Messina, con titolo inequivoco: «Rilascio biglietti gratuiti ai cosidetti striscionisti». Bisognava darci un taglio, come ricorda pure il dirigente della Digos, Carlo Ambra, ascoltato come testimone nel pomeriggio di venerdì 29 gennaio al processo «Last Banner», che vede imputati i vertici dei gruppi ultrà bianconeri, dai Drughi a Tradizione, per citare i più importanti e numerosi. «È stato verificato — scriveva Messina — che codesta società sportiva concede, a titolo gratuito, titoli di accesso all’Allianz Stadium ai cosiddetti “striscionisti” nonostante molti degli stessi risultino essere stati destinatari di provvedimenti Daspo, ovvero condannati per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive». Una sola era la via: «Tenuto conto della inopportuna prassi finora adottata — si legge nella lettera, pubblicata dal Corriere il 24 settembre 2019 — si voglia provvedere, sin da subito, ad adeguare le procedure di cessione dei tagliandi di ingresso alla normativa vigente». Due giorni più tardi, spiega ancora il dirigente di polizia sulle domande del pubblico ministero Chiara Maina, quasi identica lettera fu spedita anche al Toro, sempre in base alle informazioni raccolte dal capo della Digos: «La società granata si adeguò subito, dalla partita successiva, mentre con la Juve ci fu l’accordo di posticipare la decisione a fine campionato, perché si temevano problemi con gli ultrà». Come poi effettivamente fu. Tanto che, due mesi più tardi, Alberto Pairetto, Supporter liaison officer (Slo) del club bianconero — parte civile con l’avvocato Maria Turco —, si presentò in questura per la denuncia. Da lì partì appunto l’inchiesta, coordinata dallo stesso Ambra e dal pm Maina, che ha dato vita al dibattimento davanti alla IV sezione penale (presidente, il giudice Roberto Arata).

Le telecamere hi-tech dello Stadium

E dietro a tutto, ragiona ancora Ambra, non ci sarebbe stata solo la passione per la Juve. Anzi: tra i biglietti e il merchandising dentro allo stadio, «gli ultrà avevano forti interessi economici». Parlando ancora delle indagini, lo stesso dirigente di polizia riferisce come gli accertamenti dentro l’impianto siano stati agevolati dal «sistema di videosorveglianza dell’Allianz Stadium, unico in Italia». Si tratta di telecamere ad alta definizione dette «Panomera»: hanno la capacità di inquadrare tutta la curva contemporaneamente, ogni settore, con la possibilità di fare una fotografia dinamica di tutta la curva. E con l’opzione di zoomare, dove serve. In mattinata era invece stato sentito il commissario capo Wanda Matarazzo, in forza alla Digos come responsabile della Squadra tifoserie: che, con notevole precisione di nomi, date e circostanze, aveva ripercorso le frizioni tra Drughi e Tradizione durante la stagione 2018/19, per modi e tempi della protesta da attuare contro la società. Tra cori volutamente «anti-sportivi» e scioperi del tifo. Ovvero — secondo l’accusa — parte di quella strategia ritorsiva, ed estorsiva, messa in atto dagli ultrà dopo il radicale cambio di rotta sulla disponibilità di biglietti. Una ricostruzione contestata, a vario titolo e a seconda delle posizioni, dai difensori: tra gli altri, gli avvocati Monica Arossa, Giuseppe Del Sorbo, Ennio Galasso, Davide Richetta. Come all’udienza precedente, in aula erano presenti diversi imputati.

Fonte: Torino.Corriere

Commenti

Eres el visitante nº: