La storia del motorino a San Siro

(INTER-ATALANTA, 2000/2001)

Quel giorno Vieri in campo sembrava semplicemente implacabile: la sua furia si è abbattuta sulla povera difesa dell’Atalanta, che lo ha visto andare in gol due volte e servire l’assist del 3-0 per Alvaro Recoba. Ha realizzato il suo primo gol con una bella girata al volo, il secondo con una doppia carambola storta dopo una traversa colpita dallo stesso Recoba su punizione. Era l’Inter di Tardelli, era l’Atalanta di Vavassori. Era una giornata come le altre per il campionato di calcio italiano, che celebrava uno dei più grandi centravanti della Serie A e le sue percussioni gobbe e devastanti. Poi, però, il giorno di Vieri si è trasformato in qualcos’altro.

Sono i minuti finali della partita e al secondo anello appare uno scooter. Sembra venuto fuori dal nulla, è parcheggiato vicino alla ringhiera. Il 6 maggio del 2001 non passerà alla storia per quello che è successo in campo, ma per tutta una serie di altre circostanze misteriose e grottesche.Il motorino è un classico Booster, uno dei modelli più comuni nei licei in quegli anni, specie nella sua versione modificata con la marmitta girata.

Quel giorno il motorino è diventato il simbolo dell’anarchia e dell’assenza di limiti degli stadi italiani. Un motorino lanciato dagli spalti di San Siro non rimandava a un significato preciso, neanche a un’idea definita di violenza. È stata proprio quest’assenza di senso forse a scuotere l’opinione pubblica italiana: una prova del potere e della libertà degli ultras all’interno del territorio dello stadio. Una libertà che quel giorno ha preso una piega grottesca e surreale.

Quel Booster è un oggetto completamente fuori posto, decontestualizzato. È illuminato da un fumogeno, è visibile, isolato e inutile. Un tentativo di incendio fallito, poi gli ultras ci si accaniscono sopra quasi fosse un sacrificio rituale, colpendolo con calci isterici e colpi e botte. Dopodiché lo scaraventano giù dal secondo anello, mentre altri spettatori disposti ai lati assistono a quella scena tragi-comica. Il Booster rimbalza giù sgangherato, e termina la sua triste corsa contro la ringhiera.

Da quel momento si mette in moto la macchina delle domande: come ha fatto uno scooter ad arrivare sugli spalti di uno degli stadi più importanti del mondo? E perché è stato scaraventato giù?


Le radici del gesto

Per cercare di capire i motivi alla base di quel gesto così folle bisogna tornare indietro nel tempo fino ad arrivare al dicembre del 1972, quando un gruppo di tifosi dell’Atalanta prese di mira le automobili di Mario Corso e di Roberto Boninsegna, tentando di rovesciarle. Da lì in poi, per i tifosi quell’incontro di calcio è stato anche il simbolo di scontri e reciproche e continue vendette. Nel 1979 i bergamaschi strapparono ai Boys il loro striscione e successivamente lo esibirono sugli spalti come fosse un trofeo di guerra. Stessa cosa che poi avrebbero fatto i tifosi dell’Inter il 6 maggio del 2001 con il Booster.

Girano diverse versioni su come andarono realmente le cose quel giorno. Secondo la più accreditata, raccontata dall’ultras nerazzurro Nino Ceccarelli nel libro Il teppista, trent’anni maledetti a Milano, i tifosi dell’Atalanta, arrivati a San Siro a bordo dei loro motorini, sarebbero venuti a contatto con gli ultras interisti prima dell’inizio del match. Prima che accadesse qualcosa di grave, però, è intervenuta la polizia che ha disperso i tifosi, e qualche scooter è rimasto lì, abbandonato a se stesso. I tifosi dell’Inter avrebbero quindi preso quello del capo-ultras avversario per poi esibirlo nel secondo tempo.

Le voci dell’epoca hanno parlato, forse per semplificare la questione, di un motorino “rubato” prima del fischio d’inizio, mentre qualcun altro in quei giorni ha diffuso anche un’altra versione che vedeva quel motorino come non appartenente ai tifosi dell’Atalanta. Questo per far capire anche tutta la polvere alzata da quell’evento. E con la polvere distinguere la realtà e analizzarla è decisamente più difficile. Sul web è reperibile anche un altro racconto che parla di quel giorno e dei motivi dietro al lancio: i tifosi dell’Atalanta avrebbero rubato a loro volta 3 sciarpe, 2 bandiere e uno striscione ai tifosi dell’Inter, che avrebbero poi risposto scaraventando il Booster del tifoso giù dai gradoni, sgomberando prima la parte bassa del secondo anello.

Stando a un’altra ricostruzione di un tifoso, invece, le cose sarebbero andate diversamente: i tifosi dell’Atalanta prima avrebbero attaccato il pullman dei giocatori dell’Inter mentre entrava nel sottopassaggio, poi sarebbero intervenuti i tifosi interisti, che avrebbero bloccato uno degli assalitori, che a sua volta sarebbe fuggito abbandonando il motorino. Lo scooter, inoltre, non sarebbe stato lanciato intenzionalmente: gli ultras avrebbero voluto semplicemente mostrarlo agli atalantini, poi il Booster sarebbe scivolato dalla loro presa e precipitato giù.

Come ha fatto il motorino ad entrare allo stadio

Fra le varie ricostruzioni, resta quel fatto tangibile: sugli spalti di San Siro c’era un Booster, come ha fatto ad arrivare lassù? In questo caso, le varie ricostruzioni sono più o meno univoche: nell’ultimo quarto d’ora i cancelli dello stadio erano stati aperti per permettere il deflusso dei presenti, e i tifosi nerazzurri avrebbero approfittato di questo momento per condurre lo scooter a spinta sulla rampa che porta al secondo anello. Il tutto era già stato organizzato prima del fischio d’inizio, quando il motorino si trovava già nelle mani degli ultras interisti.

I responsabili dell’accaduto vennero identificati con relativa facilità tramite le immagini diffuse dalla televisione: arrivarono condanne per i singoli autori del fatto (una delle quali fece giurisprudenza) e anche per la società nerazzurra, che subì la squalifica di San Siro per due giornate e una multa di 30 milioni di lire. Sul sito ufficiale dell’Inter si trova ancora un articolo del giorno successivo che parla dell’accaduto definendolo “una follia goliardica” e supportando le parole di altri tifosi che avevano deciso di dissociarsi da quel gesto.

L’eco dell’episodio del motorino lanciato dagli spalti di San Siro risuonerà anche negli anni successivi. Venne chiamato in causa, per esempio, in occasione del derby di Champions League tra Milan e Inter del 2005, quando la partita fu interrotta per lancio di fumogeni e di oggetti in campo: uno degli autori del fatto quattro anni prima era stato coinvolto nell’affaire Booster. Sembra Il viandante sul mare di nebbia di Friedrich: gioco fermo, Rui Costa e Materazzi affiancati con le braccia conserte assistono a una scena surreale, spettatori del sublime.

A livello mediatico, in que giorni, la storia del motorino fece discutere molto: la Domenica Sportiva gli dedicò un servizio intitolato “Quando il tifo diventa follia”, che parlava di “spettacolo assolutamente insolito, anzi: scandaloso”, che andava avanti interrogandosi sui sisemi di sicurezza negli stadi per poi chiudere il tutto con un laconico “questo non è tifo, è follia”.

Questo articolo della Gazzetta dello Sport chiama in causa George Lucas e Steven Spielberg, sostenendo poi che «la tifoseria dell’Inter è riuscita a rendere possibile l’impossibile». Il pezzo propone anche un’altra ricostruzione, avallando in parte la tesi di quel tifoso citata in precedenza: gli ultras dell’Atalanta avrebbero attaccato il pullman dei giocatori dell’Inter, che poi si sarebbe infilato nel sottopassaggio, e solo a quel punto sarebbe avvenuto il contatto con i tifosi interisti. Il “folle gesto” del lancio viene raccontato in maniera ironica, proprio per sottolinearne la follia, e allo stesso tempo viene esaltato il ruolo della balaustra (contro la quale si è schiantato il motorino), che «evita il trionfo dell’imbecillità umana».


La storia apparve anche sul sito della ESPN, e venne citata da Vittorio Zucconi in un editoriale intitolato “Il calcio delle banane” (dove venne citata anche l’aggressione subita da Zago, avvenuta nella stessa giornata). Lo scooter finì anche nella sezione sportiva de La Stampa: “A San Siro piovono gol e un motorino”, con annessa ricostruzione dell’accaduto.


La storia del Booster col passare degli anni è stata ripresa più e più volte, da un’auto parcheggiata a Cesena a un mezzo per disabili presente allo Scida di Crotone, passando per un licenziamento e arrivando infine alle varie discussioni tra tifosi che continuano a rinfacciarsi a vicenda le malefatte passate. Nel febbraio del 2018, inoltre, il gesto è stato emulato dai tifosi del PAOK di Salonicco: un altro motorino sottratto agli avversari ed esposto sugli spalti come trofeo di guerra. Il tutto accompagnato dalla solita domanda: ma come diavolo ci è finito lassù?

Fonte: Ultimo Uomo

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